[ Esclusivo ] Intervista a Cinzia Di Felice

Intervista

a Cinzia Di Felice

 

Cinzia Di Felice è una disegnatrice professionista e autrice di numerosi libri a fumetti. Durante il suo percorso professionale ha anche collaborato con numerosi artisti francesi. La sua arte e il suo talento hanno incontrato diverse parti del mondo: Francia, Belgio, Olanda e Svizzera. Il tocco della matita si plasma in portali in cui tuffarsi e viaggiare, verso storie ignote e affascinanti, i cui personaggi trasmettono emozioni indissolubili. Il fulcro della disegnatrice è la ricerca all’introspezione, l’evocazione dell’amore, delle fragilità dell’essere umano, in una tavolozza di colori pregna di un’anima pura e, soprattutto, umana. Cinzia mi ha fatto capire quanto sia importante svolgere il lavoro con determinazione, grinta, passione e, soprattutto, con la possibilità di raccontare meravigliose storie che possano centrare il cuore del lettore. Mi ha fatto capire quanto si possa essere insicuri, tendendo a nascondersi in un angolino e accoccolarsi sotto la propria coperta di pile preferita, la propria stanza, la propria musica, i propri disegni. Eppure, dietro gesti così semplici, si nasconde una bolla protettiva meravigliosa, calda e potente, in grado di sprigionare una splendida creatività di cui abbiamo enormemente bisogno. Il suo percorso è stato colmo di studi, sfide, viaggi, rifiuti e conferme, ma sono serviti a renderla una persona di grande cuore, oltre che una disegnatrice dal talento innato.

Vi ricordiamo di poter visitare il sito ufficiale e dare un’occhiata ai numerosi libri.

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Cinzia Di Felice, la quale ha accettato di rispondere alle domande de L’Ambidextre.

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Una bambina innamorata dei suoi colori: come hai capito di avere questa passione? Ricordi i tuoi primi disegni?

Ricordo… la soddisfazione immensa nel tracciare l'impronta della mano e nell'usare quelle formine piatte di plastica da ricalcare, uscivano fuori le sagome di animali così perfette… Il profumo acidulo dei pennarelli, e ceroso delle matite di legno… I tabulati coi buchini a margine, chilometri di carta ripiegata stampata su un lato e pasticciabile dall'altro. Il mio primo fumetto l'ho disegnato a 7 anni: una paginetta con la storia (forse presa da un libro di scuola, non ricordo più!) di una famiglia di ricci che va a raccogliere le mele sotto l'albero. L'ultima vignetta termina con “Fine. Ciao” e mi fa ancora tenerezza.

Disegnare, colorare e raccontare è sempre stato per me non solo un piacere in sé, ma anche un collegamento profondo con il mondo dei miei affetti: mi sono sempre nutrita con le reazioni che seguivano ai miei disegnetti, fossero per biglietti d'auguri, piccole vignette umoristiche, mini fumettini…. era sempre gratificante sentire le persone a cui volevo bene gioire nel vedersi protagonisti di una qualche storia, era bello ridere insieme. Credo che disegno fosse l'unica materia scolastica che mi dava una pace pressoché assoluta. Tutto il resto erano diversi gradi d'ansia.

Come sei arrivata alla pubblicazione dei tuoi libri a fumetti? Hai in cantiere altre storie da pubblicare per il futuro?

Che avrei fatto i fumetti da grande ricordo di averlo deciso verso i 9-10 anni. Poi però ho aspettato la fine del liceo per farne un percorso di studi. Al terzo anno in una scuola per illustratori (molto divertente per la varietà di cose che sperimentavamo, molto frustrante per la velocità e superficialità con cui lavoravamo) conobbi il mio Primo Maestro, Max, un fumettista torinese che mi prese come assistente.

Tre anni di immersione totale in un mondo creativo e sorprendente, generoso e stimolante, irraggiungibile e divertente: osservare il nascere e lo svilupparsi di alcuni suoi progetti fu per me un privilegio assoluto. Ne ho poi sentito anche a lungo il peso schiacciante, ci ho messo anni a liberarmi (ehm…forse, spero…) di un profondo senso di inadeguatezza.

Il passaggio a proporre un progetto mio al suo editore dell'epoca fu comunque naturale e fluido, e mi permise di trovare il mio Secondo Maestro, Fershid. Iniziammo a rifinire meglio che potemmo le lacune che mi portavo dietro, per esempio la mia abissale ignoranza per il disegno anatomico (mai affrontato degnamente prima), o la qualità della narrazione, direttamente sulle storie a cui lavoravo: tonnellate di correzioni sue che mi arrivavano via fax, che proseguivano in spiegazioni telefoniche che puntualmente inondavo di lacrime.

Una certa forma di insicurezza me la sento ancora oggi: arrivare a lavorare senza preoccuparsi troppo delle aspettative proprie o altrui è una fragile conquista molto recente e non troppo stabile.

Ma il piacere del dare forma e raccontare per immagini resta.

Spero di poter continuare a farlo, anche se le condizioni di lavoro attuali son sempre più impegnative e precarie. Idee e progetti non mancano, diciamo. Anche se poi vien difficile capire come portarli alla luce, se ne vale la pena. Vedremo.

Quali sono i punti di forza delle tue storie? Qual è l’elemento principale che le accomuna?

L'impatto emotivo, ciò che visualizzo e sento mentre leggo le sceneggiature (o le scrivo, ormai raramente) è il mio punto di partenza. Trovare il modo di evocare quelle emozioni e trasferirle nel disegno, pagina dopo pagina, è in sostanza come funziona per me questo lavoro, ciò che me lo fa amare. Non ho dubbi di avere ancora molto da indagare per percorrere le sue potenzialità, finché c'è vita, c'è… provare, provare, provare, e ancora provare. Speriamo!

 

 

Se potessi immaginarti e disegnarti in una vita precedente, quale personaggio saresti?

Ahahah! Che bella domanda! Credo che se me la rifacessi per 500 volte di fila, ti darei 500 risposte diverse. Mi piace cambiare, il movimento, la possibilità di spaziare… e l'immaginazione è un motore fantastico per fare tutto ciò, e senza sudare! (Ammetto di essere piiigraaaa…)

Comunque come prima risposta… scelgo un animalino filosofo, qualcosa di piccolo ed agile, capace di viaggiare per chilometri, attraversare vasti panorami e dimensioni temporali, osservare ed imparare. E perché no, pure in contatto telepatico con un gemello astrale, un'anima simbiotica in un altro punto dello spazio-tempo, in un'altra galassia, forse. Quanti discorsoni tra le due realtà soggettive, chissà a quali avventure e scoperte porterebbero nei relativi piani d'esistenza… che gioia!

Una matita apparentemente banale potrebbe essere un potente strumento di comunicazione: cosa vorresti trasmettere, dal profondo del tuo cuore?

Svariati anni fa ho iniziato a pensare che un aumento del 4% dell'empatia globale porterebbe a condizioni di vita migliori, ad una maggiore capacità di convivenza e rispetto per gli altri, per il vivente intero e per il nostro ambiente, questo nostro martoriato Tutto, il sacco amniotico che ci tiene in vita… Oggi credo anche che per riuscire a percepire i bisogni altrui, bisogna impegnarsi a percepire anche se stessi, sanare le proprie ferite, accettarsi per chi siamo, siamo stati, saremo: se ognuno di noi potesse coltivare più amore e rispetto per se stesso, saremmo già a metà del lavoro. Mi piacerebbe raccontare questi temi, mostrare quanto siamo incredibilmente fragili, inguaribilmente coriacei, ottusi, ciechi e senza speranza… finché non la accendiamo dal nostro interruttore interno.

Chissà… Questa situazione covid ci ha shakerati per benino fino alle nostre fondamenta, vediamo cosa succederà.

 

 

Nel percorso professionale sei stata accompagnata da qualcuno rivelatosi fondamentale?

Ops! Mi sa che ti ho anticipato questa risposta qualche domanda più su… ^_^'

Pensandoci bene… negli anni, nei progetti e nei festival, di incontri propizi e benevoli ne ho vissuti tanti. Maestri e Maestre che han donato, ascoltato, condiviso, scambiato. Insegnamenti, consigli, energia creativa. Di alcuni non ricordo più nemmeno i nomi o i volti, mi restano solo più le sensazioni.

Anche gli incontri meno propizi e meno benevoli, con il giusto filtro del tempo, li ricordo infine con piacere. Vivere, in fondo, è cercare quel delicato equilibrio tra rimpianti e gioie, è un fare la tara costante e continuo, che ha senso forse solo nel nostro dialogo interiore. E come distillato finale, acquisiamo senso anche per gli altri. Non so… Ma grazie!

Se potessi disegnare un paesaggio rappresentante il tuo inconscio, quali tonalità e sfumature avrebbe?

Aaaaah, se parliamo di colori, godo. Se parliamo di inconscio, fluttuo. Ma da dove le tiri fuori 'ste domande belle così? ❤️ ❤️ ❤️

Direi…. Tutte le tinte dell'acqua, i verdi, i blu, i marroni, i turchesi… con morbide meduse fluttuanti arancioni, gialle, ocra, dorate, rosse, a contrasto.

Oppure… Tutte le tinte della lava infuocata, gli arancioni, i gialli, i rossi, i neri cupi in controluce… con morbide meduse fluttuanti azzurre, blu, verdi, violacee, a contrasto.

Gli altri 498 paesaggi a seguire li tengo per le prossime interviste, ahah!

I colori sono una gioia gigante, averci a che fare è terapeutico e liberatorio. Non ho più molte occasioni di fare il colore nelle storie a cui lavoro, e devo dire che è una parte che mi manca.

Leggiamo delle tue collaborazioni con artisti francesi. Sei mai stata in Francia?

Sì, per lavoro e per i festival BD. La prima volta nel '97, per il mio primo Angoulême. Andavo a conoscere Fershid, e a proporre le mie cose agli editori disponibili a visionarle. Fu elettrizzante, ma anche traumatizzante, ricordo di essere rientrata a casa sul depresso andante.

Ci sono tornata per qualche edizione successiva, sia come assistente di Max, sia come autrice, sempre per l'editore Fershid. Poi più o meno dal 2005 ho iniziato ad andare ai festival da sola, dove mi invitavano: prevalentemente Francia, con qualche puntata in Belgio, e rarissimamente anche Olanda e Svizzera.

Per anni ho vissuto queste partecipazioni in modo lievemente scisso: da una parte la sorpresa dell'essere invitata, l'eccitazione dei viaggi, l'emozione degli incontri… mi sono sempre trovata bene, a mio agio, felice di conoscere organizzatori, colleghi, bénévoles, ed i visitatori! Dall'altra ho sempre avuto la sensazione che fosse più o meno l'unico canale per promuovere il mio lavoro, ragion per cui percepivo un'ombra di tristezza da fatica di Sisifo.

Ora invece mi sono felicemente rassegnata alla mia piccola nicchia di disegnatrice invisibile, ho chiara la fatica fisica, energetica e la quantità di adattamento che ogni viaggio comporta, e quindi cerco di contare almeno fino a 3 prima di accettare gli inviti. Ho rimandato alle prossime incarnazioni sia la gloria che gli allori, e mi godo quel che comunque arriva.

 

 

Prima di lavorare, piccola confessione, prendo ispirazione meditando e ascoltando musica celtica. Hai un piccolo “rituale” che ti faccia da musa per i tuoi disegni?

Aaaaaaaah, ecco svelato il barbatrucco! 😁

Da quando è iniziata la pandemia e la reclusione anti-diffusione virus, ho iniziato a fare un po' di meditazione anti-ansia anche io: 15 minuti la mattina. Niente di che, ma devo dire che mi trovo bene, mi predispone positivamente per il resto della giornata.

Il mio rito pre-lavoro sono le faccende di casa. Perdo sempre un po' di tempo la mattina per le pulizie, il riordino, o la progettazione dei lavori bricolagistici (la mia Grande Passione #2), specie dal trasloco dell'estate scorsa in questa casa-cantiere infinito.

Quando sono abbastanza convinta di potercela fare, mi siedo alla scrivania ed inizio. Generalmente mi regolo sullo stomaco per decidere quando fermarmi, ho un'autonomia dalla fame di circa 4 ore.

Ho scoperto però che quando scrivo metto a rischio la dispensa. Trito qualunque cosa mi capiti a tiro. Probabilmente sentire le ganasce che vanno, mi smorza la tensione della concentrazione. Comunque meno male che non scrivo tanto, va…

Se disegno, invece, la concentrazione la sostengo meglio. Quando sono in fase di storyboard o se sto studiando la sceneggiatura, per immergermi in quel che leggo e visualizzare come tradurre visivamente, ho bisogno di silenzio e quiete; idem se sto impostando le tavole, cioè se sto ridisegnando in grande ciò che ho trovato in storyboard, perché spesso in questa fase mi vengono in mente modifiche ed alternative. Quando invece sono nell'ultima fase di definizione, allora mi rilasso, ascolto la radio, sento la musica, se mi chiamano al telefono rispondo continuando a lavorare… insomma, sono più tranquilla.

In dedica, infine, prima di iniziare mi piace temperare tutto il temperabile; poi adoro chiacchierare, se ce la faccio (parlucchio un pessimo francese), con chi ho davanti, o canticchio tra me e me se ho bisogno di riposare.

Ho riletto la domanda: forse sono uscita dal seminato, pardon!

 

 

Di quali Social Network disponi?

Ahia.

Qui casca l'asina….

Ho poca e scarsa affezione per la socialità pubblica virtuale. Trovo utile e mi interessa l'uso della messaggistica individuale, o al massimo con piccoli gruppi (di lavoro o privati), uso volentieri Whatsapp e Messenger. Mentre lanciare parole o immagini al vento del mondo virtuale… non so, mi coinvolge meno e mi tedia abbastanza. Non riesco ad appassionarmene, anche se so che è una resistenza anacronistica. Avevo un sito che ho chiuso per eccesso di ragnatele ed ho un account Facebook, che aperto, poi chiuso, poi ho riaperto, e che ora trascuro allegramente (o me ne occupo al minimo possibile, quando me ne ricordo).

Grazie Stefania e L’Ambidextre, è stato un onore e un piacere!

 

BIBLIOGRAFIA

Editions USA :

DRAGONS, AMAZONES, GEANT, SORCIERES, LAMAS, YETIS, BARBARES, MOUCHES & LA MORT!   (2000)
scénario, dessins et couleurs Cinzia Di Felice.

SILEA ET LA PIERRE DE LA COLERE   (2003)
scénario, dessins et couleurs Cinzia Di Felice.

BIANKHA PRINCESSE D’EGYPTE – Tome 1  (2006)
scénario Pat Mills et Biljana Ruzicanin;
dessins et couleurs Cinzia Di Felice.

Editions Claire de Lune :

LA FONTAINE DANS LE CIEL – Tomes 1-2 (2013-2015)
scénario Giancarlo Dimaggio;
dessins Cinzia Di Felice;
Couleurs Caroline Houdelot.

ROSAVIOLA – Tomes 1-2-3-4 (2015-2017)
scénario F.Chemello-M.Furini-R.Gamba;
Dessins Cinzia Di Felice;
Couleurs Maria Giovanna Le Rose;

Editions SANDAWE :  

OLIVER & PETER – Tome 1-2-3 (2016-2018)
scénario Philippe Pelaez;
dessins Cinzia Di Felice;
couleurs Florent Daniel.

Ville de Langeac :
LA MAUVAISE RÉPUTATION (2018)
(collectif)
scénario Cazenove & Karinka;
dessins (pages 23-24) Cinzia Di Felice;
couleurs (pages 23-24) Florent Daniel.

Editions Petit à Petit :

ORLÉANS – Des Carnutes à Jeanne D'Arc (2019)
(collectif)
scénario et dialogues Emmanuel Marie;
dessins (pages 5-9) Cinzia Di Felice;
couleurs (pages 5-9) Chiara Di Francia.

 

© Stefania Netti – L'Ambidextre – 2020

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Stefania Netti è un’appassionata di videogiochi e scrittura. Ella è autrice del romanzo Fantasy “Freyja”. Attualmente sta lavorando al suo secondo libro “Soulcity”.

 

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