[ Esclusivo ] Intervista a Giuseppe Quattrocchi

Giuseppe Quattrocchi è nato a Milano il 15 marzo 1959. Nel 1977 si è diplomato in graphic design pubblicitario e si è specializzato quattro anni dopo come graphic designer e disegnatore di fumetti. Ha imparato il suo mestiere come designer facendo lo stagista in studi professionali, per i quali ha disegnato gli striscioni del titolo della serie per "Corriere dei piccoli" e "Corrier boy". Negli anni '80 ha anche lavorato come libero professionista per studi grafici e agenzie pubblicitarie. Nel 1987 inizia a lavorare per la scuola "Scuola del Fumetto": qui insegna disegno naturalistico e tecnica del fumetto. Dal 1992 al 1994, ha tenuto lezioni di fumetto e sceneggiatura all'Istituto europeo di Design. Ha sviluppato la passione per l'illustrazione. Dal 1995 si dedica quasi esclusivamente all'insegnamento e, nel suo tempo libero, ha scritto alcune storie (pubblicate tra il 1996 e il 2003). Nel 2007, grazie ad Alessio Lupo, inizia a partecipare alla serie del Codex Sinaiticus per le Edizioni Glénat. Bienvenue au Kosovo, da lui progettato, è stata l'occasione per uno scambio molto vivace con lui. Ha accettato di rispondere alle domande de L'Ambidextre. Pubblichiamo qui la versione originale in italiano. La versione francese è stata pubblicata questa mattina.

 

Intervista di Bernard Joustrate Traduzione revisionata da Stefania Netti.

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Come hai capito di avere questa passione per il disegno? Ti ricordi i tuoi primi disegni?

Diciamo che ho sempre amato disegnare e sin da piccolo mi divertivo a riprodurre copiando Paperini e Topolini in quantità… Disney soprattutto. Mio nonno, poi, mi ha fatto conoscere i prodotti Bonelliani e mi hanno fatto capire che avrei amato questo linguaggio stupendo. Disegnavo ovunque, anche sui libri di scuola.
Verso i 17 anni sono stato in uno studio come apprendista e disegnavo materiale erotico, poi sono stato al militare e finalmente ho trovato una scuola che mi ha dato le basi per capire il mestiere. Ho avuto molti insegnanti (Angelo Stano, Enea Riboldi, mi hanno dato moltissimo), e comunque di tutti mi è rimasto qualcosa che giudico fondamentale, ma ovviamente era la fine degli anni '70 e i primi anni '80 e agivano i grandi maestri come Pratt, Battaglia e Toppi. Amavo tutta la scuola francese, Moebius in primis, mi affascinava il disegno manieristico spagnolo e quello più eccentrico argentino. Breccia Alberto in assoluto per coraggio ed estro; poi gli americani e questo solo per iniziare. Tutt'oggi sono un attento osservatore di ciò che avviene sui vari mercati editoriali. Ho amato così tanto la scuola che ci collaboro da quasi 40 anni!

Quali valori, in particolare, stai cercando di instillare nei tuoi studenti? Cosa pensi possa rendere un buon designer tale? Intendo nel vero senso della parola, potendosi guadagnare da vivere con la propria arte.

Cerco di condividere la mia smisurata passione con i miei ragazzi, per questo atto creativo e cognitivo che reputo sia il più bel lavoro del mondo; la nona arte si meriterebbe sicuramente un’ attenzione maggiore e soprattutto una valutazione più accurata sia per complessità che per creatività.
Voglia di fare bene, in maniera ragionata e professionale, bisogna trovare uno stile proprio e gestirlo pertinentemente; essere sempre alla ricerca di qualcosa di differente per potersi evolvere e migliorare anche se non sempre nel lavoro riusciamo a farlo.

Come spieghi che questa lettura oggi sia ancora un po' disprezzata rispetto ai "libri reali"? È un atavismo legato alla storia del fumetto?

Credo sia solo una forma di incapacità di dare il giusto valore alle cose, e in Italia la cultura del fumetto è di pochi, nonostante si siano scritti trattati e si usi convenzionalmente come linguaggio, non gli si vuole riconoscere la grandiosità che dovrebbe avere. La scrittura, il disegno, il colore, la capacità di creare situazioni su un foglio bianco, è incredibile e complessa ma viene banalizzata senza motivo, oltretutto perché è anche un passatempo e un divertimento.

 

Hai anche lavorato nel settore dei videogiochi. Come vedi l'evoluzione della grafica in quest'ambito? L'artista riesce ancora ad esprimersi senza essere sopraffatto dalla tecnica?

Non ho lavorato personalmente nel campo dei videogiochi e non li amo particolarmente, ma ho tantissimi art book e seguo le evoluzioni stilistiche nell'ambito. Trovo siano molto creativi ma gli obblighi che ne derivano rendono i prodotti poco durevoli: finito uno si deve pensare immediatamente a qualcosa che lo superi sostituendolo. Un prodotto effimero, ma sicuramente tutti prodotti di notevole qualità e tecnica.
Gli artisti credo siano sempre in grado di esprimersi, è una questione tecnica che una volta acquisita si gestisce autonomamente e, in base alle direttive, consente a ognuno di trovare la soluzione nel proprio ambito di mansione.

Ora parliamo di “Bienvenue au Kosovo”(*) perché so che il tuo tempo sta per scadere, anche se sarebbe interessante parlare per ore (Giuseppe approva, il che è un buon segno.). Come è nato questo progetto e questa collaborazione? Hai un legame speciale con il Kosovo?

No, non conoscevo bene la situazione se non quello che i giornali riportavano, ma ho anche scoperto che ci possono essere realtà distorte dai media. È stato un processo lungo, sono stato contattato e ho fatto delle prove, sono piaciute ma per quasi un anno non ho più saputo nulla, poi Simona Mogavino e Nikola (Mirkovic) mi hanno ricontattato e il progetto è partito. Mentre Simona scriveva io cercavo di studiare personaggi e situazioni ed è nata la collaborazione che ha creato l'albo; Nikola mi ha fatto leggere alcuni libri e io per conto mio ho guardato tanto ma, ovviamente, non sono mai stato sul posto e quindi spero di aver colto lo spirito corretto. È una metafora, un viaggio nei ricordi, un ritorno alle origini e una storia di amicizia.

Come è stata la tua collaborazione con i coloristi?So che ce ne sono stati due successivi. Deve essere stato un po' speciale cambiarli, giusto? (o ha avuto poco effetto sul tuo lavoro?)

Simona è stata molto brava perché non era facile gestire questa situazione, ma credo sia riuscita bene. Per quanto riguarda la colorazione, le prime 20 pagine sono del grande José Luis Rio e dalla 21 in poi dell'ottimo Salvatore Bevacqua, che si è trovato a dover entrare nel progetto in corsa ma, nonostante ci siano differenze di metodo, credo sia nell'insieme un lavoro professionale. Io stesso nello sviluppo delle pagine ho cambiato stile, aggiungendo più nero perché ho pensato che la situazione lo potesse richiedere, quindi anche questo fatto va messo in conto.

Quando devi creare un personaggio come in Bienvenue au Kosovo, quanta libertà hai in relazione al lavoro dell’autore? Ti dà una descrizione preliminare o spetta a te scegliere il suo aspetto?

Lo decidiamo insieme, faccio delle proposte e poi le valutiamo, quando siamo tutti concordi procedo. Solitamente avendo la sceneggiatura ho tutto concertato, ma la parola è una cosa l'immagine un'altra: a volte non coincidono perfettamente, ma si arriva sempre a un compromesso e Simona è molto brava, ripeto.

Hai altri progetti in corso?

Per il momento no, mi sono fermato! Come dicevo insegno, e mi impegna tutta la settimana. Io solitamente lavoro i sabati e le domeniche sui progetti e un paio di pomeriggi quando non viaggio, quindi ogni lavoro cerco di staccare alcuni mesi per recuperare le energie e non perdere la famiglia…ahahah.

Se dovessi citare un designer francese e un attuale designer italiano di cui apprezzi il lavoro, quali sarebbero? Hai il diritto di scegliere una designer donna, ovviamente!

Caspita, uno solo? ne apprezzo centinaia. Italiano Carnevale, francese Loisel.

 

Dai, dato che sei tu, hai il diritto di nominarne altri due, ma almeno una donna, per favore!

Claire Wendling e Enrique Fernandez… più tutti gli amici e quelli che conosco e che sono straordinari. Vorrei aggiungere i miei ringraziamenti ad Alessio Lapo, un grande amico e un designer eccezionale, con cui ho collaborato durante i miei progetti.

Finiamo questa intervista parlando di isolamento. Come l'hai vissuto? Qual è stato il più difficile per te? Ha cambiato la tua visione della vita e del mondo in generale? Cosa ti piacerebbe di più che l'uomo ricordi?

Per me è stato rilassante, ovvio il momento è grave e non va sottovalutato ma in realtà il mio lavoro è stare chiuso in casa e disegnare…sempre. Questa situazione non ha modificato nulla, se non il fatto che noi esseri umani abbiamo il difetto che appena viviamo qualcosa come imposizione andiamo fuori di testa…

Grazie mille per il tempo concesso. Come ho detto, avrei trascorso almeno altre quattro ore lì: magari la prossima volta?

Ora devo proprio scappare, spero che questo momento sia stato di vostro gradimento, come lo è stato per me. Vi ringrazio per l'attenzione e vi porgo i più cordiali e sentiti saluti a voi e a coloro che leggeranno.

 

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(*) Bienvenue au Kosovo, 32×24, 62 pages, Editions du Rocher, 14,90€

 

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© Bernard Joustrate – L'Ambidextre – 2020

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Traduzione revisionata da Stefania Netti

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